Quasi tutte le culture primitive vedevano negli animali una sorta di alleati, di amici, ne invocavano il potere e rendevano loro grazie per il nutrimento da essi rappresentato. Altre volte, poi, li ritenevano guida e protezione sia nel regno fisico sia nel corso del viaggio nei mondi sottili. Detta concezione, che prende il nome di “animismo”, ritiene che ogni fenomeno o cosa dell’universo sia dotato/a di anima e viva una propria vita, spesso creduta divina e degna di culto: dunque, a titolo esemplificativo, la terra, le piante, il vento o la pioggia, sino ad arrivare appunto agli animali.

Questi ultimi, nella cultura celtica in particolare, ricevono largo spazio, trovandosi raffigurati come elementi decorativi su ogni tipologia di manufatto, dall’abito, al gioiello, alla scultura. Un modo, questo, non solo per ricordare le qualità degli animali stessi, quali forza, coraggio, pazienza, ma anche per averle in dono una volta chiamato lo spirito dell’animale.

All’interno del popolo celtico, infatti, ogni gruppo etnico si identificava con un animale, ed ogni appartenente al gruppo non solo credeva di discendere da uno di essi, determinato e specifico, ma pensava anche di potersi appropriare, con iniziazioni particolari, delle qualità di questo animale.

Gli animali, presso i Celti, erano veri e propri animali totem, spiriti-guida, adoperati per esplorare la propria parte “primitiva”, la propria essenza più vera: rifiutare questo percorso introspettivo, di indagine interiore, sarebbe equivalso ad abbandonare un parte di sé stessi. Nei paragrafi che seguono analizzeremo i principali animali totemici celtici ed il significato da essi assunto.

Anatra ed oca

Sia l’anatra che l’oca, all’interno della cultura celtica, rappresentano la transizione, in virtù della natura migratoria che le accomuna. L’anatra, in particolare, è anche emblema di onestà, semplicità, grazia ed agilità, mentre l’oca rimanda, con il simbolismo che la caratterizza, ai mutamenti umorali e di pensiero, ma anche all’abilità del perfetto navigatore, che fa sempre ritorno a casa non temendo i pericoli del viaggio.

Aquila

Occupa un posto di primo piano nelle storie celtiche, ove raffigura la rapidità, la forza, e la conoscenza della magia, ma anche la regalità e la saggezza, in virtù della sua vista acuta, e della leggerezza ed eleganza del suo volo.

L’aquila (iolar in gaelico, ed eryr in gallese) è ritenuta il re di tutti gli uccelli, e per la sua particolarità di volare in alto e di nidificare là dove nessun altro uccello lo fa, assurge a simbolo solare, rappresentante, appunto, delle divinità solari, quali Lugh, ad esempio.

Ed ancora, tra gli animali totemici celtici, l’aquila costituisce emblema dell’amante, in considerazione dell’espressione “gettare uno sguardo d’aquila su qualcuno”, che nella lingua celtica vuol dire lanciare un’occhiata amorosa.

Cane

Emblema di fedeltà incondizionata e di profonda amicizia, tra i Celti il cane è considerato portatore di fortuna per il villaggio, ed in quanto tale, si trova di consueto inciso o dipinto sugli oggetti o sugli abiti. Alcune fonti ne fanno anche un simbolo di salute, forse alla luce del fatto che la compagnia di un cane allontanava dalla mente i pensieri tristi, legati alla solitudine o alla malattia.

Tra gli animali totemici celtici, il cane assume un ruolo di primo piano in particolar modo come cane da combattimento, da caccia, o da guardia, prendendo, in questi specifici casi, il nome di “bracco”. La caccia, così come la guerra, erano atti sacri a cui si poteva “accedere” solo a seguito di un’apposita iniziazione e preparazione rituale di protezione divina. I bracchi assistevano l’uomo aiutandolo nella caccia vera e propria, ma prendevano parte, quali “privilegiati protagonisti”, alle svariate cerimonie, condividendo parte delle offerte destinate agli dei.

Il cane è anche custode dei mondi ultraterreni e guida delle anime dei defunti, ma punisce coloro i quali infrangono le leggi degli uomini e degli dei.

Cinghiale

Nella cultura celtica è raffigurato ovunque, sulle monete, sulle insegne militari, sugli amuleti portati in battaglia come protezione e difesa, sulle statuette votive in bronzo ed in pietra, segno, questo, del ruolo di tutto rispetto da esso assunto. Il cinghiale, tra gli animali totemici celtici, è caratterizzato da una simbologia alquanto complessa, che “risente” delle diverse posizioni sulla Croce Celtica.

In particolare, ad Est questo animale rappresenta la saggezza, la conoscenza, la guarigione, ed ancora, la verità, l’onestà, il “ponte” tra il mondo sotterraneo e quello umano.

A Sud il cinghiale, portatore di fertilità e vitalità, simboleggia la Dea Madre, legata al ciclo lunare ed alla femminilità feconda, ma anche al ciclo solare ed all’aggressività dei guerrieri. È emblema delle energie del territorio, rappresentando quindi la copiosità, il nutrimento, il festeggiamento, l’ospitalità e la protezione dal pericolo.

Ad Ovest, invece, l’animale in oggetto custodisce entro sé le qualità dell’iniziazione ai misteri della vita e della morte, della transizione, della fine di un ciclo e dell’inizio di un altro, del rinnovamento. E a Nord, infine, ispira musica e poesia.

Indomito, feroce e selvaggio, il cinghiale nella tradizione celtica è senza dubbio associato  alla guerra ed al guerriero, oltre che alla caccia, intesa non solo come attività per assicurare il sostentamento, ma come vera e propria funzione rituale; le sue carni, molto apprezzate come nutrimento per il popolo, fanno di questo animale il simbolo dell’ospitalità, dell’abbondanza e del banchetto come occasione di convivialità e festeggiamento – come poc’anzi anticipato – al punto che la testa di cinghiale è ritenuta un efficace talismano, capace di garantire la salute e di difendere da qualsivoglia minaccia.

Nonostante le sue associazioni con la guerra e la figura del guerriero, presso il popolo celtico il cinghiale rappresenta anche la classe sacerdotale; è inoltre a stretto contatto con la foresta, ove vaga ramingo o in compagnia dei suoi simili senza alcun timore, nutrendosi delle ghiande della quercia – l’albero sacro – ma scavando anche ai piedi del melo – l’albero dell’immortalità – per reperire i tartufi (in base alla tradizione, i frutti del fulmine).

Delfino

Anticamente denominato “oca di mare” e “maiale di mare”, il delfino presso i Celti è un animale legato alla trasformazione ed al risveglio spirituale. Emblema del viaggio attraverso il mare, i delfini sono protagonisti di molti racconti che li volevano apparsi al largo delle coste irlandesi.

Vera e propria salvezza per molti marinai, sono assurti a simbolo di amicizia, intelligenza e buona fortuna, quest’ultima probabilmente da ricercarsi nei loro avvistamenti in presenza di tempo e mare sereno, la qual cosa lasciava presagire un viaggio tranquillo.

I delfini, infine, sono di aiuto nel portare alla memoria i sogni, e nel riequilibrare l’individuo, bilanciando i ritmi del corpo con quelli della natura.

Farfalla

Dal significato simbolico comune a molte culture, la farfalla rappresenta la trasformazione, l’ispirazione e la rinascita. Un concetto, quello della rinascita, particolarmente importante per il popolo celtico, nell’accezione di ritorno alla vita e di riutilizzo della materia per produrne di nuova, sia nei regni spirituali che fisici.

Sorta di collegamento, in molte tradizioni, con le anime dei morti, all’interno di quella celtica le farfalle assumevano connotati negativi se comparivano nei viaggi ultraterreni; nella tradizione attuale, invece, esse sono di ausilio per liberarsi dal passato e da vetusti schemi mentali.

Gatto

Tra gli animali totemici celtici, il gatto è un animale legato alla Luna, alla profezia ed alla terra come madre “tetra” in cui il seme si spacca. Guardiano del mondo dell’Oltretomba, in diverse leggende è dipinto come feroce, probabilmente perché a quei tempi questi felini erano tutti selvatici; nonostante ciò, è considerato un potente animale totem di molti clan.

Custode di tesori in tante leggende celtiche, il gatto è silenzioso, misterioso, astuto ed intelligente: richiamare il totem di questo animale può essere l’occasione per “dare uno sguardo” al mondo ultraterreno, o per venire in possesso di preziose conoscenze esoteriche.

Grifone

Mitico animale dalla testa e dalle ali di aquila, e dal corpo e dalla coda di leone, il grifone è per ciò stesso un simbolo di dualità in molte culture. All’interno di quella celtica, esso rappresenta la nobiltà, la cortesia e la giustizia, ma anche il potere e la magia.

Raffigurato su molte lapidi tombali dell’epoca in funzione di guardiano e protettore non solo della vita terrena, ma anche dello spirito del defunto nell’aldilà, il grifone è anche emblema di forza e nobili sentimenti; nel suo aspetto negativo, invece, raffigura la golosità, la violenza, l’aggressività, la vendetta.

Lupo

Contrariamente alla cultura cristiana del Medioevo e dei secoli successivi, ove appare come una figura crudele e malefica, all’interno della tradizione celtica il lupo assume un ruolo benefico e positivo.

Intelligente e furbo, è capace di leggere i segni della natura e di difendere dagli ostacoli invisibili, insegnando, se necessario, anche l’arte della guerra. È ritenuto altresì messaggero della Dea Morte nella vita ed accompagnatore verso la Terra dei Morti.

Toro

Comunemente raffigurato nella mitologia celtica, nonché presente su numerose monete, il toro simboleggia la volontà, la determinazione, la testardaggine. Tra gli animali totemici celtici è tuttavia soprattutto emblema di virilità e di potere maschile, un simbolismo, questo, che si riscontra “simmetricamente” nella mucca (anche chiamata “vacca sacra”), raffigurante la fertilità e la sovranità prettamente femminile.

Presso i Celti, il toro incarna anche la materia “selvaggia” e carica di energia non ancora “incanalata” in una specifica direzione, perché in attesa dell’intervento dello spirito: quest’ultimo, di aiuto nello sviluppo di pensieri ed emozioni, “veicolerà” verso imprese ed azioni benefiche.

Un’altra rappresentazione propria del toro, infine, è quella che ne fa un simbolo di ricchezza, abbondanza, e prosperità, probabilmente in considerazione del fatto che questo animale fungeva da grande fonte di sostentamento per il popolo celtico.