Parlare di architettura sacra e dell’iconografia moderna può significare che Cristo può incarnarsi in forme geometriche, arbitrarie e indefinite, immagini che spesso non siamo abituati a pensare, o che vanno interpretate.

La mancanza di significato sostituisce il mistero, l’estetismo deve essere raffinato, ermetico, come sappiamo la chiesa non è un’opera di ingegneria. È un simbolo.
Un edificio di pietra diventa chiesa solo dopo essere stato consacrato, allo stesso modo in cui un bambino diventa cristiano nel battesimo.

La Chiesa è il corpo di Cristo. La maggior parte degli studi che oggi sono dedicati ai templi cristiani trattano i simboli abbastanza brevemente, se non del tutto. Si limitano a classificare le informazioni riguardanti i materiali utilizzati, l’estetica e la funzione dell’edificio.

L’Arca, l’Etimasia e il Corpo di Cristo

La Chiesa terrestre assume tre significati nel tempo che separa Betlemme dalla Parusia: l’Arca, l’Etimasia e il Corpo di Cristo. La Chiesa è la nuova Arca della salvezza dal diluvio del male che affonda le sue radici nella storia stessa. Quando, alla fine della storia, i vivi discenderanno dall’Arca che si è posata sul monte sacro, e i morti che sono rimasti fuori dell’Arca si leveranno in giudizio dalla valle di fango.

Arca, Etimasia, Corpo divino: il simbolo del tempio è al centro di questo trio. Non è possibile comprendere la complessità dei significati che stanno alla base dell’architettura e dell’iconografia cristiana, senza partire da questi tre simboli fondamentali.

Per definizione, la chiesa è lo specchio che riflette il mondo celeste. Tutti i templi terreni riflettono la perfezione della creazione, e in essa la perfezione divina. Il tempio cristiano non è più l’immagine riflessa del divino, ma il corpo stesso di Dio fatto uomo: l’abside è il capo, la navata il corpo e il transetto le braccia aperte, l’altare è il cuore di Cristo.

Orientamento

Simbolo del centro, la Chiesa sorge in uno spazio sacro, consacrato in tempi lontani. La consacrazione del luogo sacro inizia con il suo distacco dagli spazi profani per mezzo di un recinto e il suo orientamento cosmico. La costruzione di ogni nuovo altare riflette la cosmogonia della creazione.

L’analogia “uomo-chiesa-cosmo” ci aiuta a comprendere il significato di ciò che è chiamato orientamento cosmico. La costruzione di nuovi altari riprende il mito cosmogonico della creazione. L’antropologia moderna definisce l’uomo come un animale spiritualmente orientato; il suo orientamento agisce in due direzioni: verso la luce (elitropismo), e verso ciò che è superiore (teotropismo).

La chiesa cristiana è orientata allo stesso modo: l’asse longitudinale, detto asse solare, è orientato verso il sole nascente, verso est, mentre l’asse verticale, l’asse mundi, collega il tempio alla stella polare. L’asse solareva tra la luce e le tenebre: in tutta la mitologia il Paradiso è in Oriente, la culla del sole, mentre l’Ade è in Occidente, nella caverna cosmica delle tenebre.

La grande battaglia primordiale tra l’Arcangelo Michele e Lucifero, per il dominio del creato, si svolse sulla soglia del regno del sole e dell’abisso delle tenebre, nel profondo Ovest. Fino al V secolo i cristiani pregavano davanti al sole nascente, mentre gli ebrei guardavano verso il tempio. Le tombe dei primi cimiteri cristiani erano orientate, i morti guardavano verso il sole che vince le tenebre.

L’asse verticale, l’asse mundi, orientava la chiesa verso l’alto, riunendo il Cielo, la terra e l’inferno: il divino e il diabolico. Anticamente, al centro del gradino che separava la navata dal Santo dei Santi, era incastonata una pietra che segnava il “centro cosmico” della chiesa. La stella polare, una stella fissa nell’emisfero boreale attorno alla quale ruota la costellazione dell’Orsa Maggiore, è il punto sacro della cosmologia stellare; il trono di Dio, una stella che non tramonta mai, il perno dell’universo.

Orientata verso l’alto, verso il trono di Dio, la chiesa può essere orientata anche orizzontalmente verso il nord, indicato dalla stella polare. Il costruttore di chiese romaniche di solito orientava l’altare verso est, ma in alcuni templi, come ad esempio quello di Santa Maria di Bominaco, vicino all’Aquila in Italia, l’altare è rivolto a nord. Questo “orientamento” rispetto alla stella polare si può ritrovare anche in luoghi dove, nell’antichità, c’erano templi pagani o celtici.

Se la chiesa è il centro dell’universo, l’altare è il centro della chiesa stessa. La parola altare deriva dal latino altus, che significa luogo elevato. I gradini che normalmente conducono all’altare ricordano la salita al Tempio di Gerusalemme, monte sacro su cui fu edificato. Il cuore della chiesa è nel cuore del monte sacro su cui è stata edificata. Il Sacro Monte resta il cuore della chiesa, l’altare è il microcosmo in cui si concentra il mondo e tutto il creato.

Geometria Sacra

La geometria dell’architettura sacra è rigorosamente simbolica. La pianta dell’edificio, basata su un dialogo tra cerchi e quadrati, riassume il rapporto fondamentale tra Dio e l’uomo. Il cerchio rappresenta il Cielo, il mondo sacro, spirituale. Il quadrato, invece, rappresenta il cosmo, le cose materiali, la condizione terrestre.

Il concetto dell’Incarnazione del Verbo, su cui poggia tutto il simbolismo del tempio cristiano, è illustrato da alcune immagini medievali. Nell’evangelistario di sant’Omero, sotto i piedi di Cristo in trono si vede un quadrato disegnato in cerchio: simbolo divino, il cerchio diventa quadrato, lo spirito si fa materia, Dio discende in carne.

Per secoli la chiesa bizantina è stata costruita su un cubo sormontato da una cupola. Santa Sofia a Costantinopoli è il prototipo. Nell’architettura romanica l’abside e la cupola sono circolari, dedicate a Dio, mentre la navata, destinata al popolo, è rettangolare. Dio e uomo, spirito e materia si incontrano nel tempio sacro e nello spazio terreno del tempio e della liturgia. L’abside cistercense del XII secolo è ancora quadrata, poi diventa poligonale, mentre nelle chiese romaniche e nelle chiese dei Templari è sempre circolare. La cupola, come quella del Santo Sepolcro a Gerusalemme, riflette la volta del mondo.

Ciò che distingue l’architettura romanica da quella gotica o rinascimentale è la frequente irregolarità della pianta dell’edificio. Per analogia con il corpo umano, le chiese romaniche sfuggono al rigore della simmetria: la vita non è geometrica.